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Corte Costituzionale: Saluto del Presidente Francesco Amirante al Giudice Paolo Grossi

Uno storico del diritto alla Corte Costituzionale.

Saluto del Presidente Amirante al Giudice Paolo Grossi (10 marzo 2009): "l'idea del diritto finiva per identificarsi con quella della legge, atto statale per eccellenza, generale ed astratto. Oggi la situazione è completamente diversa. Moltepolici sono le fonti di produzione del diritto, infrastatuali, sovrastatali ed internazionali, in continua elaborazione il concetto di interpretazione e i metodi interpratativi, sempre più prepotente la valutazione del fatto nel momento interpretativo e applicativo del diritto". Per questo la "sensibilità" storica, ancor più di ieri, non può mancare ad un giurista.

Corte Costituzionale
Ufficio Stampa
Saluto del Presidente Francesco Amirante al Giudice Paolo Grossi
“ Laudatio” - UP 10 marzo 2009
Se una decina di anni fa qualcuno mi avesse detto che avrei avuto il piacere, quale presidente di questa Corte, di presentare il professor Paolo Grossi come giudice costituzionale gli avrei dato del fantasioso se non del matto. Tanto eravamo entrambi lontani dalla Corte, lui immerso nei Suoi studi e nella Sua affascinante attività didattica, già ricco di allori accademici; io sommerso nell’oscuro lavoro di magistrato della Cassazione, una Istituzione che ho amato ed amo e che molto mi ha dato.
Ma insieme a tanti compiti difficili e tormentosi a volte accade di averne affidati di lusinghieri e gratificanti. Quello che oggi mi tocca è uno di questi.
Con la nomina di Paolo Grossi da parte del Presidente della Repubblica a giudice costituzionale viene a rinverdirsi una tradizione antica quanto la Corte.
Già della prima Corte, per intenderci quella presieduta da Enrico De Nicola e che nel 1956 emise la prima sentenza, faceva parte uno storico del diritto italiano, il professor Giovanni Cassandro; storico del diritto italiano era Guido Astuti, giudice costituzionale negli anni settanta.
Più lunga la fila degli storici del diritto romano, Francesco Paolo Bonifacio, Giuseppe Branca, Edoardo Volterra, Francesco Paolo Casavola, Francesco Guizzi.
E’ una tradizione che nel suo cominciare ha, forse, precorso lo svolgersi della cultura giuridica, ma che oggi soltanto sulla base di un gretto quanto miope positivismo giuridico potrebbe ritenersi eccentrica rispetto alle funzioni di una Corte Costituzionale.
Non è certo mia personale la convinzione che lo studio del diritto e la sua applicazione comportano il ricorso, oltre che a criteri e rilievi comparativistici, al criteriorico.
Per lungo tempo la forma Stato è apparsa ai più l’organizzazione istituzionale definitiva dell’umana convivenza, quella ottimale, specie se la popolazione era omogenea secondo i
principali connotati dell’idea che si aveva di nazione: lingua, cultura, tradizioni.
L’idea di diritto finiva per identificarsi con quella di legge, atto statale per eccellenza, generale ed astratto, nelle cui previsioni spettava a chi aveva il dovere di farla rispettare
sussumere il caso concreto.
Oggi la situazione è completamente diversa. Molteplici sono le fonti di produzione del diritto, infrastatuali e sovrastatuali e internazionali, in continua elaborazione il concetto di interpretazione e i metodi interpretativi, sempre più prepotente la valutazione del fatto nel momento interpretativo e applicativo del diritto.
Sono temi e problemi noti a tutti coloro che a vario titolo operano nel mondo del diritto. Mi è sembrato opportuno farne cenno per sottolineare quanto conveniente, ma direi quasi necessaria è stata la nomina di uno storico del diritto e di uno storico che, come Paolo Grossi,ha trascorso fino ad ora la sua vita di studioso a indagare l’origine del diritto, a rivendicare la necessaria pluralità delle sue fonti perché sia, quale deve essere, nel tempo, l’accettato insieme di principi che regolano la convivenza delle persone.
Certamente la sensibilità storica non è mai mancata e non manca nella Corte. Una volta divenuti giudici costituzionali non ci vuol molto a capire che la Corte si identifica nella sua storia. Ogni questione va vista con la massima attenzione al presente, con la proiezione verso il futuro nei limiti in cui ci è dato immaginarlo, ma anche e direi principalmente con riverenza verso il passato. Cosi procedendo nasce un sentimento di gratitudine e di ammirazione verso i predecessori.
Qualcuno potrebbe avere l’impressione che fino ad ora non ho parlato del nuovo collega. Non credo sia così, ma è necessario indicare ora, pur nella loro scarna, ma eloquente obiettività, alcuni dati della sua vita di studioso e d’insegnante. Ne mancheranno molti, tanto numerosi sono i riconoscimenti ricevuti in Italia e all’estero, che fanno di Paolo Grossi uno dei giuristi italiani più conosciuti nel mondo.
Nato a Firenze nel 1933, laureato presso l’Università della sua città,
consegue la libera docenza nel 1960 e per incarico insegna storia del diritto italiano nell'Università di Siena. Vinto il concorso a cattedra a soli trent’anni insegna storia del diritto italiano presso l’Università di Macerata e dal 1966 all’Università di Firenze, presso la quale insegna anche Diritto comune, Diritto canonico e Storia del diritto canonico.
Preside della Facoltà di Macerata dal 1964 al 1966 e di quella di Firenze dal 1972 al 1975. In questi ultimo anni, ha svolto il corso obbligatorio di “Storia del diritto medievale e moderno” presso l’Università Suor Orsola Benincasa. La Corte lo ha strappato a questa Università e certo è una perdita per la vita culturale della mia città.
E’ stato per circa otto anni componente del Consiglio Universitario Nazionale il CUN quale rappresentante delle facoltà giuridiche.
Dal 1966 al 1983 è stato Segretario generale dell’Istituto di diritto agrario internazionale e comparato.
Nel 1980 ha creato il “Centro di studi per la storia del pensiero giuridico moderno” del quale è stato direttore fino al 2003, quando ha preferito essere sostituito da un suo allievo. Gli incarichi ricoperti da Paolo Grossi sono molti e tutti prestigiosi, ciascuno dei quali tale da onorare da solo la vita di un professore.
Non posso citarli tutti e me ne scuso.
Passo ai riconoscimenti accademici. Anche per questi devo fare una scelta, spero non troppo arbitraria. Paolo e tutti i presenti mi perdoneranno.
Dal 1989 al 1998 è stato Membro del Fachbairat del Max Plank- Institut für europäische Rechtsgeschichte (Istituto per la storia del diritto europeo), è accademico Nazionale dei Lincei, nel 2000 gli è stato conferito il premio Giurista dell’anno in seguito a votazioni avvenute tra gli studenti delle Facoltà giuridiche italiane.
Dal 1996 al 2004 su nomina della Conferenza Episcopale Toscana è stato giudice del Tribunale Ecclesiastico Regionale Etrusco.
Il 26 gennaio 2007 il Sindaco di Firenze gli ha attribuito il Fiorino d’oro della città di Firenze.
A Paolo Grossi sono state conferite numerose lauree “ honoris causa”.
Anche di queste ne sfuggirà qualcuna.
Cito le Università di alcune delle principali città: Francoforte sul Meno, Stoccolma, le Università Autonome di Barcellona e di Madrid, quella di Bologna, poi varcando gli oceani, un’Università messicana.
Nel 1999 è stato nominato Professore onorario della Facoltà di diritto della Pontificia Università Cattolica del Perù.
La facoltà giuridica dell’Università Suor Orsola Benincasa ha conferito a Paolo Grossi la prima laurea “ honoris causa” nella sua pur non breve storia.
Devo ora parlare della produzione scientifica di Paolo Grossi, ma è meglio usare il condizionale dovrei; non è solo la ristrettezza del tempo a impedirmi di farlo compiutamente, ma anche le mie culturali carenze.
Di Paolo Grossi ho letto soltanto, oltre, a loro tempo, “Assolutismo giuridico e diritto privato” e “ La cultura giuridica del civilista italiano”, due delle opere più recenti: “Prima lezione di diritto” “ L’Europa del diritto” : splendide.
L’elenco è lunghissimo. Leggere i titoli non avrebbe senso.
Cito soltanto alcune opere.
La prima, scritta a soli ventiquattro anni “ Le abbazie benedettine nell’alto medioevo italiano- Struttura giuridica, amministrazione e giurisdizione”; tutti sanno quale importanza abbiano avuto le abbazie nella conservazione, anzitutto, e poi nella diffusione della cultura, in un ‘epoca dura e rozza quanto si vuole, nella quale nessun geniale, quanto raffinato legislatore avrebbe immaginato di poter distinguere la valorizzazione dei beni culturali dalla loro tutela.
Del 1978, tradotta anche in inglese e in castigliano è la monografia “ Un altro modo di possedere”, del 2001 è “ Mitologie giuridiche della modernità”.
Con tutte queste esperienze, qualcuno potrebbe dire con questo bagaglio culturale, ma èun’espressione orribile perché se la cultura è un bagaglio è meglio rinunciarvi, sapete cosa mi ha detto nella nostra prima telefonata dopo la nomina “ sono preoccupato, dovrai aiutarmi, dovrete aiutarmi tutti!”
Qualcuno potrebbe sorridere, ma è l’attitudine giusta, che fa onore a Paolo Grossi.
Ogni lavoro, anche il più elevato, chissà forse anche quello di Papa, comporta la conoscenza di un mestiere. Su questo piano, caro Paolo, avrai tutto l’aiuto che cerchi, da me, da tutti i colleghi. Sono sicuro che ne saremo presto ripagati con altra, più preziosa moneta.
Chiudo con un’osservazione scherzosa, ma forse neppure troppo scherzosa: lo Spirito che, come si sa, aleggia dappertutto, non ha dimenticato che il Quirinale è nato come seconda casa dei Papi, e si sposta talvolta dai palazzi vaticani a Monte Cavallo,- forse non deve neppure spostarsi, ma soltanto concentrare l’ispirazione- in questa occasione si è concentrato
sul Quirinale.
dal Palazzo della Consulta, 10 marzo 2009

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